• Fuori dagli schemi

    Lavoro e burn-out

    Consigli pratici per evitare il burn-out e cambiare il mondo (del lavoro)

    Recentemente ho avuto un periodo molto intenso, uno di quelli in cui devi tenere duro perché non hai altra soluzione se non continuare a procedere, sperando che sul tuo cammino si palesi a un certo punto un’oasi di tempo e pace dove fermarti e riposarti.

    E, per esperienza, ormai so che prima o poi, all’oasi si arriva sempre, il problema è che a volte ci si arriva quando si sono ormai esaurite tutte le risorse di energia, ed ecco l’esaurimento (appunto), anche detto burn out. 

    Photo by Sander Weeteling on Unsplash

    evitare il burn-out sul lavoro: Ritagliarsi delle pause

    Nelle situazioni in cui è possibile farlo, durante un periodo intenso, sarebbe ideale riuscire a ritagliarsi delle pause, senza aspettare di essere troppo stanc* per fare qualsiasi cosa. Le pause ti permetteranno di ricaricarti e ritardare il momento in cui esaurirai le tue energie.

    Se ci pensi, infatti, tutti gli esperti e le principali tecniche di produttività, raccomandano di includere sempre nella propria pianificazione del lavoro delle pause brevi ma costanti.

    Questo non solo per evitare di “strafare” ma anche perché la produttività risente negativamente della nostra stanchezza e dei nostri bassi livelli di energia.

    riconoscere i momenti stressanti sul lavoro per non andare in burn-out

    Eppure, a volte, non è così semplice riconoscere i momenti stressanti, se non quando hai ormai già superato il “punto di non ritorno”.

    C’è stato un periodo della mia vita in cui è capitato che un paio di persone che mi conoscevano molto bene mi chiedessero se ci fosse qualcosa che non andava perché mi vedevano molto strana. Io facevo spallucce e rispondevo che era tutto ok e mi sembrava di dire la verità. Solo recentemente ho capito che quelle persone vedevano prima di me il mio disagio legato allo stress in parte perché erano sicuramente care amiche che mi volevano bene e mi prestavano attenzione, ma anche perché io non avevo la percezione del mio stress. Era come se fossi anestetizzata dalle cose da fare, dall’ansia della produttività.

    lavoro e burn-out: imparare ad ascoltarsi

    Questo periodo di tensione che ho vissuto recentemente mi ha però fatto riflettere su come sia cambiata la mia vita a.p.i. (avanti-partita iva) e d.p.i. (dopo-partita iva).

    Ho notato che, da quando lavoro per conto mio e non più da dipendente, sono molto più consapevole del mio stato d’animo e delle mie fasi. 

    Quando lavoravo in ufficio, complice anche la routine – il doversi alzare tutte le mattine fare ogni giorno le stesse cose (lavarsi, colazione, uscire, ufficio, ecc) – ma anche il mio essere (forse anche un po’ troppo) disciplinata, avevo come “spento” i sensori collegati al mio stato d’animo e al mio benessere fisico e mentale.

    Non mi chiedevo come stavo, se avevo voglia di fare quello che dovevo fare, perché tanto non avevo scelta: dovevo farlo e basta.

    Ogni giorno mi alzavo, e ripetevo le stesse azioni, senza pensare, senza ascoltarmi. Ero spenta, non avevo desideri, non avevo profondità, vivevo una vita davvero un po’ a metà.

    Purtroppo anche la mia educazione improntata su “prima il dovere e poi il piacere” ha sicuramente contribuito a questo risultato.

    i figli: il mio deus ex machina

    In questo senso, i figli per me sono stati davvero un’ancora di salvezza da una vita che non sentivo più come mia. (Qui però mi preme sottolineare che i figli non sono l’unico deus ex machina che nella vita aiuta a trovare la propria “missione”).

    Ho sempre saputo di avere qualcosa da dare agli altri e ho sempre avuto la curiosità di lavorare da sola, e sentirmi responsabile della vita e del futuro di due piccoli esseri umani in potenza ha risvegliato in me questi desideri, oltre a una forte sensazione di non volere più la vita che facevo (in particolare l’aspetto lavorativo).

    Ora, è evidente che non tutti possono permettersi il mio privilegio.

    Tuttavia ci sono alcune considerazioni che vorrei fare.

    il mondo sta cambiando

    Sì, lavorare è necessario.

    E sì, in certi lavori non c’è flessibilità, vuoi per cultura, abitudini, policy aziendale. Ma il mondo sta cambiando ed è ora di fare la nostra parte. 

    Se siamo dipendenti possiamo parlare con i nostri capi per far capire che il vecchio sistema dell’orario fisso da fabbrichetta è anacronistico, che i dipendenti sono più produttivi se stanno bene, che smart working non vuol dire c*zzeggiare, che il futuro è lavorare per obiettivi.

    Se siamo noi a capo dell’azienda, ascoltiamo i nostri dipendenti e facciamo con loro quello che facciamo con i nostri figli: responsabilizziamoli e rendiamoli autonomi affinché possano procedere sulle loro gambe, senza che siamo noi a doverli controllare passo dopo passo. Questo non sarà solo fonte di enorme crescita e soddisfazione per loro ma ci solleverà da un carico di lavoro inutile.

    Oggi molte aziende investono in formazione per i propri dipendenti sul tema della produttività (e già questo è un passo avanti, per carità), ma quante aziende investono in benessere per la vita privata dei dipendenti? 

    Non si può più solo cambiare lavoro quando non ci si trova più bene in una determinata realtà. È il momento di cambiare le realtà in cui ci troviamo per garantire un domani migliore ai nostri figli.

    Le cose si stanno muovendo, ma noi dobbiamo continuare a spingere.

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