• Donne e Lavoro

    Si puo’ essere mamme lavoratrici?

    Essere mamme lavoratrici, oggi, è un arduo compito, non privo di difficoltà: dall’incompatibilità della vita familiare con delle posizioni lavorative che spesso richiedono un investimento di molte ore in ufficio, ai rapporti con le persone che lavorano con noi e sopra di noi, fino al tema economico.

    mamme lavoratrici
    Photo by Vitolda Klein on Unsplash

    Per quanto nella mia esperienza abbia compreso l’importanza di tenere duro, di fronte alle difficoltà, in maniera da salvaguardare la propria indipendenza economica e la parità ottenuta, devo ammettere che io stessa ho razzolato male, quando è stato il mio turno.

    la prima difficolta’ per una mamma lavoratrice: gli orari

    Quando sono rimasta incinta per la seconda volta ero in un momento molto buio sul lavoro: non ne traevo più alcuna soddisfazione lavorativa o personale e gli orari poi, erano molto lunghi: le mie giornate iniziavano la mattina alle 6,30 di corsa e riuscivo a tornare a casa (quando andava bene) alle 20. I weekend poi erano uno slalom tra lavatrici, spesa, parenti da andare a trovare. E poi ricominciava la settimana.

    ostacolo #2 per una mamma lavoratrice: Aspetti economici

    I soldi che guadagnavo non bastavano a darmi serenità familiare: il mio stipendio era appena sufficiente per pagare una baby sitter, che però non avevo nemmeno il tempo di istruire sul da farsi perché non ero mai a casa.

    Inoltre, mi rendevo conto che il settore in cui lavoravo non era più allineato con i miei valori.

    Sullo sfondo c’era anche una divisione dei compiti in casa non efficace e un’organizzazione familiare che poteva essere migliore.

    infine, il rapporto con chi lavora con te

    A tutto questo, va aggiunto che in ufficio ero l’unica mamma, cosa che mi rendeva in qualche modo diversa dalle mie colleghe, che avevano tutto il tempo a loro disposizione e maggiore disponibilità a rimanere in ufficio fino a tardi. E questa differenza era evidente, sia ai loro occhi che a quelli dei miei superiori.

    le dimissioni rafforzano lo stereotipo: meglio il dialogo

    Così, dopo la maternità, ho fatto esattamente quello che un datore di lavoro pensa che sarà il risultato se assumerà una donna: ho dato le dimissioni.

    Non ho parlato ai miei superiori delle mie difficoltà e del mio disagio in maniera sincera e non ho neppure provato a tenere duro per vedere come sarebbe andata. Non l’ho fatto perché mi sentivo io quella sbagliata e diversa. Ai tempi non sapevo ancora niente della condizione delle mamme che lavorano, del gender pay gap, delle dinamiche del mondo del lavoro. Ma questa non vuole essere una giustificazione

    what if…

    Rimane un’area grigia della mia storia di cui non vado fiera, eppure sono qui a raccontarla. In parte perché credo che sia giusto essere sinceri quando si tratta di questi temi. In parte perché il motivo per cui ho agito in questo modo era perché non conoscevo ancora bene il problema sociale e culturale che si cela dietro al tema lavoro/maternità.

    Se ai tempi avessi saputo quello che so oggi, se avessi tenuto duro, se mi fossi impuntata per dividere meglio i compiti domestici e di cura con mio marito, se avessimo organizzato meglio la nostra vita familiare a partire dalle piccole cose, non avrei rafforzato lo stereotipo della mamma lavoratrice inadatta ad essere assunta e a tenersi un lavoro appena fa figli. E questa è una cosa di cui mi pento molto.

    Sicuramente, senza dimettermi, non avrei nemmeno iniziato questa avventura entusiasmante e che mi regala delle enormi soddisfazioni, che è la mia attività personale, attraverso la quale sto cercando a modo mio di cambiare le cose per le mamme lavoratrici aiutando voi a non mollare.

    non prendermi come esempio, piuttosto fai cosi’

    Questa è soltanoto la mia storia, una tra le tante che sento ogni giorno, ma che finiscono sempre allo stesso modo. Per questo, oggi voglio solo darti un consiglio.

    Se il tuo lavoro ti piace, ti dà delle soddisfazioni o anche solo semplicemente ti garantisce una libertà economica: non mollare. Combatti questa battaglia.

    Parla con i tuoi capi e colleghi, sensibilizzali su questo tema.

    Parla con tuo marito e definite come meglio far bilanciare le vostre ambizioni lavorative e le necessità familiari. Dividetevi i compiti e organizzatevi al meglio.

    Non dovremmo scegliere tra essere mamme o lavoratrici.

    Dovremmo poter fare entrambe le cose.

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