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    Donne equilibriste: Linda

    Dopo Valentina, anche Linda ci racconta la sua giornata tipo, tra riflessioni (sulla parità di genere e su cosa vuol dire essere mamme oggi) e consigli su come rimetterci in contatto con noi stesse. Un altro spaccato di vita quotidiana di donne equilibriste.

    Chi sei e di cosa ti occupi?

    Sono una designer di moda, ho un brand che si chiama Twins Florence. Faccio questo lavoro da circa sei anni. In passato sono stata stylist e anche i miei studi si sono mossi sul terreno della moda.

    Amo il momento della creazione di un capo, il confronto con la modellista, lo sdifettamento del prototipo: è estremamente eccitante vedere realizzate le proprie idee.

    È un lavoro instabile, non ho una vera schedule quotidiana con tutto il disagio che questo comporta e vivo alla giornata, lavorativamente parlando.

    Dopo aver avuto Lea la mia vita ha subito grandi cambiamenti. Lea ha tre anni ed è un vulcano di energia e una bambina molto sensibile. Io lavoro da casa e in parte nelle aziende con le quali collaboro, per cui sin dall’inizio Lea mi ha accompagnato in ogni mia avventura lavorativa.

    Stare a stretto contatto con lei significa, però, anche essere il termometro delle sue emozioni. Ad ogni mia tensione corrisponde un suo momento di insubordinazione e/o sofferenza (in particolare in questa situazione di lockdown e mancanza di scuola e supporto).

    Donne equilibriste
    Linda e Lea

    Com’è la tua giornata tipo?

    Ormai non serve più la sveglia, alle 7 si mettono i piedi sul pavimento e si prende la rincorsa per alzarsi. Mi godo un caffè molto lungo in attesa che Lea si svegli.

    Dopo aver fatto colazione con Lea inizio a leggere la mail e rispondere a quelle più urgenti, poi c’è la telefonata di rito a Mariateresa, il mio braccio destro, che mi aggiorna sulle ultime attività in azienda e poi si comincia con riunioni, appuntamenti con i fornitori, ricerca, tanta ricerca sia online che offline.

    Ho la fortuna (ma anche il peso) di organizzare ogni giorno le mie giornate secondo le esigenze della settimana, diciamo che non si finisce mai di fare e di contemplare il calendario di Google per ricordarsi quello che ci si dimentica facilmente.

    Poi ci sono i lavori di casa e l’organizzazione per andare a riprendere Lea o per prepararle pranzo (se non è a scuola) e cena. Poi un film per tutti e bagnetto/ nanna, più facile a dirsi che a farsi naturalmente. 

    Quali sono gli elementi che ogni giorno mantieni in equilibrio tra impegni personali, familiari e di lavoro?

    Tutti, gestisco la casa, mia figlia, il mio lavoro. Un equilibrio instabile che tentenna costantemente ma con il quale ho imparato a convivere anche se, nel mondo ideale, il carico dovrebbe essere più leggero. Ma sono grata di quello che ho e non mi piace lamentarmi. Sono una perfezionista, più che altro sul lavoro, però, perché nella vita privata non potrei proprio permettermelo.

    Sto imparando a mie spese quanto sia meglio tollerare un po’ di disordine in favore dell’armonia familiare. Non sono mai stata una fanatica dell’ordine, sono piuttosto una persona molto severa con se stessa e per questo tendo a scartare molte idee prima di trovare quella giusta, in particolare nel mio lavoro.

    La mia settimana tipo ideale prevederebbe anche dell’attività fisica, che ho scoperto essere un toccasana (paradossalmente più per la mente che per il corpo). Questo lockdown mi ha fatto scoprire il piacere di allenarmi a distanza con amici e spesso mia sorella, la mia anima gemella che vive però a tanti chilometri di distanza.

    Sembra uno sfizio dedicarsi al proprio corpo e anch’io ero caduta in questo tranello sentendomi in colpa tutte le volte che sottraevo tempo al lavoro e alla famiglia per fare dell’attività fisica. In realtà mi sono accorta che più ne faccio e più la sensazione di aver raggiunto un equilibrio tra le parti si fa più forte. Come se sollevare un bilanciere mettesse in equilibrio la tua vita perché la sensazione di aver compiuto una fatica fisica scarica la tensione più di qualsiasi ansiolitico.

    Sei felice del tuo equilibrio vita privata/vita lavorativa? Cambieresti qualcosa e, se si, cosa?

    Penso spesso al fatto di voler cambiare qualcosa: non ho mai fatto esperienza in azienda ad esempio. Ho sempre lavorato da libera professionista e l’idea di un lavoro costante, con delle routine e, in qualche modo, più sicuro mi attrae dopo tanti anni di batticuore e commercialista, ma solo l’esperienza mi potrà far capire cosa si prova. Non escluderei la cosa ma mi farebbe molto piacere anche un’esperienza all’estero, l’importante nella vita è non sentirsi mai fuori tempo massimo. È vero, ho quasi 37 anni ma perché precludersi qualcosa? 

    In casa la divisione dei compiti è equilibrata?

    Sia io che il mio compagno siamo liberi professionisti. Luca fa il fotografo e anche la sua vita non è fatta di routine ma di continui cambi di programma. Ci dividiamo i compiti in maniera piuttosto equa anche se non si può far finta di vivere in un paese che rispetti la parità di genere (o di salario), per cui vien da sé che spesso sia io a dover rinunciare ad alcune incombenze in favore di quelle legate alla famiglia.

    La cosa mi pesa molto, non tanto per i miei piccoli sacrifici (il mio compagno è molto sensibile al tema e fa di tutto per evitare di creare disuguaglianza tra noi) ma mi indigno per tutte le donne costrette a lasciare il proprio lavoro perché abbandonate dalle istituzioni.

    Nel tuo ambiente lavorativo trovi ci sia un trattamento differente, dettato dal genere sessuale?

    Eccoci qua. Giuro: non avevo ancora letto questa domanda ma avevo già acceso i motori rispondendo a quella precedente.

    Proprio pochi giorni fa ho intrapreso un discorso in merito al  trattamento destinato alle donne nelle aziende dopo la maternità e mi ha sconvolta appurare come persone istruite e intelligenti (di sesso maschile) in questo caso, non capiscano la gravità del demansionamento della donna dopo il rientro dalla gravidanza, della poca comprensione dei tempi che la stessa dovrà avere per poter capire come gestire il lavoro che svolgeva prima della gravidanza in un modo nuovo, che si adatti alle nuove esigenze.

    Dopo tutto, però, a sbagliare per prime, prima ancora delle aziende, sono le istituzioni che non mettono i datori di lavoro in grado di avere le giuste agevolazioni per far in modo che avere figli non sia un bastone tra le ruote di una donna, ma possa essere la sua forza.

    Perché sì, saremo più stressate, avremo altre priorità, ma questo, a mio avviso, non può che renderci persone migliori, più responsabili, anche lavorativamente parlando. Non può risolversi tutto in un “non è affidabile perché ogni due giorni deve andare a prendere il figlio malato a scuola”, oppure “non è più affidabile perché non può più rimanere in ufficio fino alle 23”.

    Ricordiamoci che nei paesi del nord Europa l’orario di lavoro si conclude alle 17.30 per tutti e non è affatto gradito che un dipendente rimanga in ufficio oltre quell’orario perché sintomo di malessere o di cattiva gestione del proprio tempo. A cambiare devono essere le prospettive di chi ci governa, perché i figli che fanno le donne sono nella maggior parte dei casi anche i figli degli uomini che lavorano nelle medesime aziende!

    Hai un “trucchetto” che ti aiuta nella gestione di qualche aspetto della tua vita privata o lavorativa? Un sistema a cui ti appelli quando sei in difficoltà?

    La realtà è che sono alla disperata ricerca di trucchetti che mi facciano snellire le giornate. Non ho veri e propri trucchi, ho imparato però a fare più cose allo stesso momento e a sfruttare al massimo ogni minuto nel quale Lea è a scuola (o con la babysitter).

    Ho imparato che spesso, quando sembra non esserci una soluzione, si deve uscire, preferibilmente immergersi nella natura e cercare di riappropriarsi di una visuale più ampia: l’orizzonte del mare, l’azzurro del cielo, il vento tra gli alberi.

    Ecco questo è l’unico trucchetto che davvero abbia mai funzionato: respirare e cercare di rientrare in comunicazione con la natura, che sia sdraiarsi sull’erba e cercarsi un posticino isolato e tranquillo dal quale prendere nuove energie per ricaricarsi.

    Da quando sono mamma penso spesso alla mia: lei a differenza mia è stata una mamma molto giovane e ancora mi chiedo come sia riuscita a gestire il carico emotivo e fisico.

    Ogni volta che sento sfuggire la situazione di mano penso a lei, a 25 anni, con due figlie e poca consapevolezza e credo che nella vita da mamme si possa sbagliare purché rimanga quel calore e l’affetto che lei ci ha sempre manifestato nonostante tutto e alla fine mi  tranquillizzo un po’.

    Andrà tutto bene nonostante la sensazione costante sia quella di sbagliare.

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